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metri e grosso come il coperchio di una penna stilografica, chiuso ermeti-
        camente; lungo l'asse vi è un filo metallico teso fra due tappi isolanti:
        il tubetto è portato, per mezzo di una batteria di pile, ad un potenziale di
        un migliaio di volt rispetto a terra; il filo è in comunicazione con un
        amplificatore ed è connesso con la terra attraverso una resistenza estrema-
        mente elevata.

                Se un raggio 13, ad esempio, attraversa questo apparecchio, gli ioni
        che esso produce nel suo passaggio innescano una microscopica scarica
        sul filo; la scarica si spegne subito ma l'amplificatore riceve da essa un
        impulso che viene fortemente amplificato; tanto che un numeratore, del
        genere di quelli usati per contare le conversazioni telefoniche, lo registra
        facendo scattare un numero. Contemporaneamente il fenomeno è reso
        visibile all'uditorio dall'accensione di una lampada a neon che manda un

        lampo di luce rossastra.
                Se io avvicino al contatore una sostanza radioattiva, anche assai
        debole, si sentono subito i battiti del numeratore, accompagnati dai
        lampi della lampada al neon.
                Si pensi che ciascun impulso corrisponde in questo caso al pas-
        saggio di un solo elettrone attraverso il contatore.
                Quando io tolgo la sostanza radioattiva, i colpi frequenti cessano,
        ma ogni tanto si sente tuttavia un impulso: esso è dovuto alle radiazioni
        cosmiche, che non è possibile schermare efficacemente dato il loro alto

        potere penetrante e che costituiscono una specie di fondo rispetto al
        quale non è difficile distinguere quello che è dovuto alle radiazioni delle
        sostanze in studio.
                Un altro potente mezzo di indagine è stata la camera di Wilson,
        nella quale - sfruttando il fatto che gli ioni presenti in una massa di aria
        satura di vapor d'acqua diventano centri di condensazione del vapore - si
        possono vedere e fotografare le scie di particelle Cl e 13 che l'attraversano.

                I nuclei delle sostanze radioattive si disintegrano spontaneamente
        per modo che dall' esame di questo fenomeno si possono trarre indiretta-
        mente alcune conclusioni sulla loro struttura interna. È ben noto però
        che gli agenti fisici e chimici ordinari non hanno alcuna influenza sulle
        modalità della disintegrazione radioattiva; di modo che il fisico deve
        limitarsi ad osservare ciò che accade senza poter produrre o variare i
        fenomeni a seconda della necessità della sua ricerca. Di qui numerosi


                                                                          Enrico Fermi I 13
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